Il Vesuvio è l'unico vulcano attivo dell'Europa continentale e il simbolo visivo di Napoli: lo si vede da quasi ogni punto della città. Salirci è più semplice di quanto molti immaginino, ma è anche l'escursione in cui si commettono più errori di organizzazione.
Il complesso comprende due elementi: il Monte Somma, resto dell'edificio vulcanico più antico collassato durante l'eruzione del 79 d.C., e il Gran Cono attuale, quello che si sale.
La visita si svolge dentro il Parco Nazionale del Vesuvio: si arriva in auto o bus a un piazzale a circa mille metri di quota, e da lì si prosegue a piedi lungo un sentiero di lapillo fino all'orlo del cratere.
La camminata è di circa venti-trenta minuti in salita, su fondo di ghiaia vulcanica che cede leggermente sotto il piede. Non è tecnicamente difficile e non serve attrezzatura, ma è una salita costante senza un metro d'ombra.
Considerando il percorso attorno all'orlo, le soste e la discesa, sul vulcano si sta circa un'ora e mezza-due ore. Con i trasferimenti da Napoli, è mezza giornata piena.
Dall'orlo si guarda dentro il cratere, largo circa seicento metri e profondo oltre duecento, con le fumarole che emettono vapore lungo le pareti — la prova visibile che il vulcano è quiescente, non spento.
Sul lato opposto si apre il panorama: il golfo di Napoli per intero, la città, la penisola sorrentina, Capri. Ed è da qui che si capisce davvero la geografia di tutto: si vedono contemporaneamente Pompei ed Ercolano ai piedi del vulcano, e la distanza reale — sorprendentemente breve — che le separava dal cratere.
Da Napoli si prende la Circumvesuviana fino a Ercolano Scavi o Pompei, e da lì i bus navetta che salgono al piazzale del parco. Esistono anche collegamenti diretti in bus da Napoli. In auto si sale fino al parcheggio, ma la strada finale è stretta e nei weekend estivi si forma coda.
L'ingresso al cratere richiede un biglietto e, in alta stagione, la prenotazione di una fascia oraria: è il dettaglio che fa tornare indietro più visitatori. Verifica sul sito ufficiale del parco prima di partire.
Andare nelle ore centrali d'estate. Non c'è ombra da nessuna parte. La fascia giusta è la prima del mattino.
Scarpe sbagliate. Il lapillo entra ovunque: servono scarpe chiuse, mai sandali.
Non controllare il meteo. Con nebbia o nuvole basse il panorama sparisce del tutto e resta solo la camminata. Con vento forte o temporali il sentiero può essere chiuso per sicurezza.
Non portare acqua. Sul sentiero non ci sono fontane.
Sottovalutare la quota. In cima la temperatura è sensibilmente più bassa che a valle e il vento è quasi sempre presente: anche d'estate serve qualcosa sopra la maglietta.
Il Vesuvio ha molto più senso se combinato con Ercolano o Pompei nella stessa giornata — meglio prima il vulcano al mattino, poi gli scavi. Vedere il cratere e poi camminare nelle città che ha sepolto, in quest'ordine, è ciò che trasforma una gita in una cosa che si ricorda.