Di solito la si nomina per terza, dopo Eduardo e Peppino, come se fosse un'appendice familiare. Era invece la maggiore dei tre, una delle attrici italiane più intense della sua generazione, e scriveva. Che il suo nome sia il meno ricordato dice più sull'epoca in cui è vissuta che su di lei.
Titina nasce a Napoli nel 1898, figlia — come Eduardo e Peppino — di Eduardo Scarpetta, il grande attore e autore del teatro comico napoletano.
Nel 1931 i tre fratelli fondano insieme la compagnia del Teatro Umoristico I De Filippo, che in pochi anni diventa il fenomeno teatrale più importante d'Italia.
La compagnia si scioglie nel 1944 dopo la rottura tra Eduardo e Peppino. Titina resta con Eduardo.
Nel 1946 Eduardo scrive «Filumena Marturano» pensando a lei. Titina è la prima interprete del ruolo, e la sua Filumena resta il metro di paragone per tutte quelle che verranno dopo, Sophia Loren compresa.
Il personaggio — una donna che ha vissuto ai margini e che rivendica con una furia calma il proprio diritto a esistere — richiedeva un'attrice capace di stare in scena senza mai chiedere pietà. Titina lo era.
Meno noto è che Titina scriveva. È autrice di commedie proprie, tra cui «Quaranta... ma non li dimostra», e di testi in versi.
Era anche pittrice, e le sue opere sono state esposte in mostre dedicate.
Un grave problema cardiaco la costringe a lasciare le scene all'inizio degli anni Cinquanta, quando è all'apice. Continua a scrivere e a dipingere fino alla morte, nel 1963.
La storia del teatro napoletano è stata raccontata a lungo come una vicenda di uomini: Scarpetta, Viviani, Eduardo, Peppino, Totò. Titina De Filippo è la prova che non era così, e che una parte di quel repertorio esiste perché c'era anche lei.