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Massimo Troisi — Comici napoletani
Blog · Cultura contemporanea · Comici

Massimo Troisi

📍 Comici napoletani 1953-1994 · da La Smorfia a Il Postino

Massimo Troisi nacque nel 1953 a San Giorgio a Cremano, comune alle porte di Napoli, e in una carriera durata poco più di quindici anni — interrotta dalla morte prematura a soli 41 anni — riuscì a lasciare un segno profondo tanto nella comicità italiana quanto, nel finale della propria vicenda artistica, nel cinema drammatico internazionale, in una parabola che resta unica nel panorama dello spettacolo italiano del secondo Novecento.

Il debutto pubblico avvenne alla fine degli anni Settanta con «La Smorfia», trio comico che formò insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro, capace di conquistare rapidamente la popolarità nazionale grazie ad apparizioni televisive sulla Rai caratterizzate da un umorismo surreale e uno stile di recitazione dimesso, quasi antiretorico, che si distingueva nettamente dalla tradizione della comicità napoletana precedente, più teatrale e marcatamente dialettale.

Nel 1981 Troisi esordì alla regia cinematografica con «Ricomincio da tre», film che ottenne un successo straordinario al botteghino italiano e che consacrò definitivamente il suo stile personale: un umorismo malinconico, fatto di pause, balbettii calcolati e un'ironia rivolta soprattutto verso se stesso e le proprie insicurezze, lontanissimo dalla comicità più fisica e caricaturale che aveva dominato fino ad allora. Seguirono altri film di successo come «Scusate il ritardo» e «Pensavo fosse amore invece era un calesse», che confermarono la sua cifra autoriale specifica.

L'ultimo capitolo della sua carriera resta anche il più celebre a livello internazionale: «Il Postino», diretto da Michael Radford e interpretato da Troisi nel ruolo di Mario Ruoppolo, un postino che stringe amicizia con il poeta cileno esiliato Pablo Neruda. Troisi, affetto da una grave cardiopatia congenita, rimandò un'operazione al cuore necessaria pur di completare le riprese del film, girato nel 1994: morì d'infarto il giorno successivo alla fine delle riprese, senza poter vedere il film terminato né il successo che avrebbe ottenuto.

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«Il Postino» ricevette cinque candidature agli Oscar, inclusa quella, assegnata postuma, per il miglior attore protagonista a Troisi stesso — un riconoscimento rarissimo nella storia del cinema, che confermò a livello internazionale un talento che in Italia era già amatissimo ma che il mondo, fino ad allora, non aveva avuto modo di apprezzare pienamente.

Massimo Troisi è sepolto a San Giorgio a Cremano, sua città natale, che gli ha dedicato negli anni diversi omaggi pubblici, incluso un museo a lui intitolato. Ancora oggi la sua figura resta un punto di riferimento imprescindibile per comprendere l'evoluzione della comicità napoletana nel secondo Novecento: non più solo maschera o macchietta, ma un modo nuovo, intimo e universale di raccontare le proprie fragilità attraverso il sorriso.

A differenza di Totò, la cui comicità restava ancorata a un registro più marcatamente teatrale e paradossale, Troisi portò sullo schermo un'incertezza esistenziale e amorosa fatta di pause, esitazioni e balbettii calcolati in cui intere generazioni successive di spettatori, napoletani e non, hanno continuato a riconoscersi: uno stile apparentemente minimale che ha in realtà segnato in profondità il modo di intendere la commedia sentimentale nel cinema italiano degli anni Ottanta e Novanta.

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