Per quindici anni furono i tre fratelli più amati d'Italia. Poi, una sera di dicembre del 1944, dopo lo spettacolo, qualcosa si ruppe — e non si aggiustò mai più. La storia di Peppino De Filippo è la storia di un attore straordinario che il pubblico ha imparato a conoscere soprattutto come spalla di un altro, e di un silenzio tra fratelli durato una vita.
Nel 1931 i tre fratelli — Titina, Eduardo e Peppino — fondano la compagnia «Teatro Umoristico I De Filippo». È un successo immediato e per un decennio e mezzo sono la compagnia comica più importante d'Italia.
La divisione dei ruoli è netta: Eduardo scrive e dirige, Peppino è il comico puro, Titina la grande attrice drammatica.
Nel dicembre 1944, dopo uno spettacolo, i rapporti tra Eduardo e Peppino si rompono definitivamente. Le ragioni sono state raccontate in modo diverso dai due protagonisti e restano oggetto di ricostruzioni discordanti: differenze artistiche, questioni di ruolo, tensioni personali accumulate.
I due non si riconcilieranno mai davvero. Peppino ne scrisse in «Una famiglia difficile», libro che offre la sua versione dei fatti.
Peppino fonda una propria compagnia e scrive commedie di successo: «Non è vero ma ci credo» (1942), sulla superstizione napoletana, è la più nota e ancora oggi rappresentatissima. Poi «Le metamorfosi di un suonatore ambulante», «Cupido scherza e spazza».
Il sodalizio cinematografico con Totò, in una ventina di film, produce alcune delle scene comiche più celebri del cinema italiano: la lettera di «Totò, Peppino e la malafemmina» (1956), scritta e dettata con una logica demenziale, è ancora oggi patrimonio comune.
Negli anni Sessanta crea per la televisione il personaggio di Pappagone, servitore surreale dal linguaggio storpiato, che diventa un fenomeno di massa nel programma «Scala reale» e poi in «Canzonissima».
La critica ha a lungo letto Peppino nell'ombra del fratello. La rivalutazione recente ne riconosce invece la specificità: un comico di tecnica altissima, con un tempo scenico impeccabile, e un autore capace di costruire meccanismi teatrali efficaci e originali.