Eduardo De Filippo nacque a Napoli nel 1900 in una famiglia già profondamente legata al teatro: figlio d'arte, crebbe calcando le scene fin da bambino insieme ai fratelli Titina e Peppino De Filippo, con cui avrebbe formato negli anni Trenta una delle compagnie teatrali più importanti della storia del teatro italiano, prima di una separazione professionale, complicata anche da tensioni personali con il fratello Peppino, che li avrebbe portati a percorrere strade artistiche distinte per gran parte della carriera successiva.
Diversamente da molte figure della comicità napoletana più legate alla battuta o alla macchietta, Eduardo costruì un teatro capace di fondere comicità popolare e profondità drammatica in un equilibrio che pochi altri autori italiani del Novecento hanno saputo raggiungere: le sue commedie fanno ridere ma raccontano quasi sempre, sotto la superficie, il dolore, la fame, la sopravvivenza e le contraddizioni morali della Napoli popolare che Eduardo conosceva a fondo, senza mai scadere né nel puro intrattenimento né nella retorica sociale.
«Napoli Milionaria!», scritta e messa in scena nel 1945 a ridosso della fine della guerra, resta forse il suo capolavoro più rappresentativo: un ritratto della Napoli del mercato nero e della sopravvivenza durante e dopo il conflitto, capace di restituire con lucidità la trasformazione morale di un'intera società attraverso le vicende di una singola famiglia. «Filumena Marturano», del 1946, ottenne fama internazionale ancora maggiore, diventando la base per l'adattamento cinematografico «Matrimonio all'italiana» (1964) con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, dirette da Vittorio De Sica.
Il legame di Eduardo con Napoli non fu solo artistico ma anche concretamente civico: dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che avevano gravemente danneggiato il Teatro San Ferdinando nel rione Sanità, Eduardo acquistò e restaurò personalmente l'edificio, facendone la sede storica della propria compagnia e restituendo alla città uno spazio teatrale che sarebbe rimasto per decenni un punto di riferimento culturale del quartiere e dell'intera Napoli popolare.
Nel corso della sua lunga carriera Eduardo scrisse decine di commedie, molte delle quali entrate stabilmente nel repertorio del teatro italiano e rappresentate ancora oggi regolarmente in tutto il paese e all'estero, oltre ad aver lavorato come regista e sceneggiatore cinematografico e ad aver curato traduzioni e adattamenti, incluso un celebre allestimento della «Tempesta» di Shakespeare in napoletano, a testimonianza dell'ambizione culturale che animava il suo lavoro ben oltre i confini del teatro dialettale.
Nel 1981 fu nominato senatore a vita della Repubblica Italiana in riconoscimento del proprio contributo alla cultura nazionale, un onore riservato a pochissime personalità dello spettacolo. Morì a Roma nel 1984, lasciando un'eredità artistica che resta, insieme a quella di Totò, tra i due pilastri fondamentali attraverso cui il Novecento napoletano ha saputo raccontare se stesso al resto del mondo, ciascuno con il proprio registro: quello più surreale e paradossale di Totò, quello più drammaticamente umano di Eduardo.