C'è stato un tempo in cui, se eri un giovane inglese di buona famiglia, il tuo viaggio di formazione finiva qui. Non a Milano, non a Firenze: a Napoli. Si veniva per il Vesuvio, per gli scavi appena aperti, per la musica, e per una città che era una delle più grandi che si potessero vedere in Europa.
Tra Sei e Settecento Napoli contava centinaia di migliaia di abitanti ed era stabilmente tra le città più popolose d'Europa, in compagnia di Parigi e Londra.
Era capitale di un regno dal 1282, e dal 1734 capitale indipendente sotto i Borbone dopo due secoli di viceregno spagnolo.
Dal Settecento Napoli divenne tappa obbligata del viaggio di formazione dell'aristocrazia europea. Le ragioni erano precise: gli scavi di Ercolano (dal 1738) e Pompei (dal 1748), il Vesuvio in attività, il paesaggio, e una corte che investiva in cultura.
Goethe ci passò nel 1787 e scrisse la frase che poi tutti hanno ripetuto. Stendhal trovò il San Carlo il più bel teatro d'Europa. Mozart bambino vi suonò.
È il primato meno conosciuto e forse il più solido. I conservatori napoletani — nati come orfanotrofi che insegnavano musica — formarono nel Settecento generazioni di compositori che lavorarono in tutta Europa: Pergolesi, Cimarosa, Paisiello, Jommelli, Porpora.
L'opera buffa nasce qui. Per un secolo, «scuola napoletana» fu il nome di uno standard tecnico riconosciuto da Vienna a Londra.
Il Teatro di San Carlo nel 1737, il più antico d'Europa ancora attivo. La Reggia di Caserta dal 1752, progettata da Vanvitelli per rivaleggiare con Versailles. Il Real Albergo dei Poveri, uno degli edifici più grandi del Settecento europeo.
E il Museo Archeologico, che raccoglie la collezione Farnese e i reperti vesuviani: ancora oggi la più importante raccolta di arte romana al mondo.
Prima ferrovia italiana (1839). Primo stabilimento siderurgico e meccanico del paese a Pietrarsa. Primo ponte sospeso in ferro d'Italia.
Il Regno delle Due Sicilie era, alla vigilia dell'unità, il più popoloso degli stati preunitari.
Con l'unità del 1860 Napoli cessò di essere capitale, e una capitale che smette di esserlo perde in pochi anni corte, amministrazione, commesse e ruolo internazionale.
Le cause del divario economico che si aprì nei decenni successivi sono oggetto di dibattito storiografico serio e non concluso: chi lo attribuisce alle politiche del nuovo stato, chi a debolezze strutturali preesistenti. Chiunque ti dia una risposta secca su questo ti sta vendendo una tesi, non un fatto.
Il San Carlo, il Palazzo Reale, il Museo Archeologico, Capodimonte, l'Albergo dei Poveri, i conservatori. La città di allora è ancora quasi tutta lì: bisogna solo sapere che cosa si sta guardando.