Se Neapolis divenne, nel giro di pochi secoli, una delle città più prospere della Magna Grecia, il merito va cercato prima di tutto nel suo porto: un approdo naturale riparato, capace di accogliere imbarcazioni provenienti da ogni angolo del Mediterraneo e di trasformare la città in uno snodo commerciale di primaria importanza.
A differenza di molti scali artificiali costruiti a fatica dall'uomo, il porto di Neapolis nacque da una conformazione naturale favorevole: la baia riparata dai venti dominanti, le acque relativamente calme e i fondali adatti all'ormeggio resero superfluo, almeno nelle fasi iniziali, un grande investimento in infrastrutture. I Greci si limitarono a perfezionare ciò che il territorio offriva già, con moli, banchine e magazzini che si aggiunsero progressivamente nel corso dei secoli.
Dal porto di Neapolis partivano e arrivavano navi dirette verso ogni direzione del Mediterraneo: verso la Sicilia e la Grecia orientale, verso l'Etruria e la Sardegna, verso le coste della Spagna e del Nord Africa. Le merci in arrivo comprendevano ceramiche attiche decorate, vini pregiati, oggetti in bronzo e in ferro, tessuti preziosi; quelle in partenza includevano il vino e l'olio prodotti nelle campagne circostanti, il pescato, e manufatti artigianali realizzati dalle botteghe cittadine.
Attorno al porto si sviluppò rapidamente un ceto di mercanti e armatori che accumulò ricchezza e influenza politica, contribuendo a rendere Neapolis una città dove il potere economico si intrecciava strettamente con quello politico, secondo un modello comune a molte poleis greche del Mediterraneo occidentale. I magazzini portuali, le officine per la riparazione delle navi e le locande per i marinai in transito animavano quotidianamente quest'area della città, distinta per vivacità e mescolanza sociale rispetto ai quartieri più residenziali.
Come molte poleis greche, anche Neapolis batté moneta propria, con conii che raffiguravano spesso la testa della sirena Partenope o divinità cittadine, un segno tangibile di autonomia politica e di prestigio economico. La circolazione di monete neapolitane, ritrovate dagli archeologi in siti anche lontani dalla Campania, testimonia quanto la rete commerciale della città si estendesse ben oltre i confini del golfo.
Il ruolo del porto come motore economico della città non si esaurì con la fine dell'indipendenza greca: anche sotto Roma, e poi nei secoli successivi, il porto di Napoli avrebbe continuato a rappresentare uno dei principali snodi commerciali del Mediterraneo centrale, in una continuità funzionale che attraversa, come i Decumani, l'intera storia della città fino ai giorni nostri.
Nel Capitolo 10 racconteremo il momento in cui Neapolis entrò nell'orbita di Roma: un'alleanza, più che una conquista, che le avrebbe permesso di conservare per secoli la propria lingua, le proprie istituzioni e la propria identità greca.