Nel 326 avanti Cristo, durante la Seconda guerra sannitica, Neapolis entrò nell'orbita di Roma. Fu un passaggio storico decisivo, ma diverso da come lo si potrebbe immaginare: non una conquista violenta seguita da distruzione, bensì un'alleanza negoziata che avrebbe permesso alla città di conservare, per secoli a venire, gran parte della propria identità greca.
Alla vigilia dell'intervento romano, Neapolis ospitava una guarnigione sannita e attraversava tensioni politiche interne tra fazioni favorevoli e contrarie a un'alleanza con Roma. Fu proprio una fazione filo-romana, secondo le fonti storiche antiche, ad aprire le porte della città alle truppe consolari, evitando un assedio prolungato e distruttivo.
Il risultato fu la stipula di un foedus, un trattato di alleanza che faceva di Neapolis una civitas foederata: una città alleata, non sottomessa. Roma otteneva un porto strategico e un avamposto fedele nel sud Italia; Neapolis otteneva protezione militare e la possibilità di conservare le proprie leggi, le proprie magistrature e, soprattutto, la propria lingua greca.
Il trattamento riservato a Neapolis fu tutt'altro che scontato: molte altre città italiche, nello stesso periodo, subirono conquiste ben più dure. Il rispetto mostrato da Roma verso l'identità greca della città rifletteva sia un calcolo politico pragmatico — mantenere buoni rapporti con un porto commerciale prezioso — sia una certa ammirazione romana per la cultura ellenica, che nei secoli successivi avrebbe finito per permeare profondamente la stessa civiltà romana.
Nei secoli successivi Neapolis divenne un caso unico nel panorama dell'Italia romana: una città dove si continuava a parlare greco negli uffici pubblici, dove sopravvivevano ginnasi e istituzioni educative di stampo ellenico, e dove l'aristocrazia romana stessa iniziò a inviare i propri figli per un'educazione raffinata, in un contesto che restava percepito come autenticamente greco pur trovandosi ormai saldamente all'interno del mondo romano.
Nel Capitolo 11 racconteremo come si viveva davvero in questa Neapolis romana ma nell'anima ancora greca, e perché tanti aristocratici e intellettuali romani scelsero la città per soggiorni prolungati, tra cui il più celebre di tutti: il poeta Virgilio.