Diventata alleata di Roma, Neapolis non smise di essere, nell'anima, una città greca. Per almeno cinque secoli dopo il trattato del 326 avanti Cristo, gli osservatori antichi — romani compresi — continuarono a descriverla come un'enclave ellenica nel cuore dell'Italia, un luogo dove la lingua, i costumi e le istituzioni greche restavano vive e riconoscibili.
Mentre nel resto dell'Italia meridionale il latino si imponeva progressivamente come lingua amministrativa e commerciale, a Neapolis il greco continuò a essere parlato correntemente, non solo nelle case private ma anche negli atti pubblici e nelle iscrizioni ufficiali, per un periodo di tempo eccezionalmente lungo rispetto ad altre città della regione.
La città mantenne inoltre istituzioni tipicamente elleniche, come i ginnasi — luoghi di educazione fisica e intellettuale per i giovani — e organizzò periodicamente giochi agonistici di stampo greco, competizioni atletiche e artistiche che richiamavano visitatori da tutta la regione, in un'epoca in cui questo genere di manifestazioni era ormai raro fuori dalla Grecia propriamente detta.
Proprio per questa atmosfera culturale distintiva, Neapolis divenne una destinazione ambita per l'aristocrazia romana in cerca di quiete, cultura e clima mite lontano dai ritmi frenetici della capitale. Ville sontuose sorsero lungo la costa, da Posillipo a Baia, e molti personaggi illustri della Roma repubblicana e imperiale scelsero la città, o le sue vicinanze, per soggiorni prolungati o veri e propri ritiri.
Questa convivenza tra mondo greco e mondo romano rese Neapolis un ponte culturale prezioso: filosofi, retori e poeti trovarono nella città un ambiente favorevole allo studio e alla scrittura, contribuendo a diffondere la cultura ellenica presso l'élite romana in un momento storico — tra tarda Repubblica e prima età imperiale — in cui l'ellenizzazione della cultura romana stava raggiungendo il proprio apice.
Nel Capitolo 12 racconteremo la storia del più celebre tra questi ospiti illustri: il poeta Virgilio, che scelse Napoli come propria casa e che la tradizione, secoli dopo, avrebbe trasformato in un vero e proprio mago protettore della città.