Tra i personaggi che scelsero Neapolis come propria dimora d'elezione, nessuno ha lasciato un segno paragonabile a quello di Publio Virgilio Marone, il più celebre poeta dell'antichità latina, autore dell'Eneide, delle Bucoliche e delle Georgiche.
Virgilio trascorse a Napoli e nei suoi dintorni gran parte della propria vita adulta, attratto — secondo quanto riportano le fonti antiche — dal clima mite, dall'atmosfera culturale ellenizzata della città e dalla possibilità di dedicarsi alla scrittura lontano dai clamori politici di Roma. Fu proprio in questo contesto che compose le Georgiche, un poema didascalico dedicato alla vita agricola che riflette da vicino i paesaggi e i ritmi della campagna campana.
Secondo la tradizione, consolidata già in epoca antica, Virgilio fu sepolto in una tomba sul colle di Posillipo, lungo la via che collegava Neapolis a Pozzuoli, nei pressi dell'ingresso della Crypta Neapolitana, una galleria scavata nel tufo. Il sito, ancora oggi visitabile come «Parco Vergiliano a Piedigrotta», divenne nei secoli meta di pellegrinaggio letterario per ammiratori del poeta, da Petrarca a Boccaccio fino a viandanti del Grand Tour molti secoli dopo.
Con il passare dei secoli, e soprattutto durante il Medioevo, la figura storica di Virgilio si trasformò progressivamente in quella di un mago e taumaturgo protettore della città, in una serie di leggende popolari che gli attribuivano poteri straordinari: la creazione di talismani protettivi, incantesimi contro le calamità naturali e — come raccontato nella leggenda del Castel dell'Ovo — la fabbricazione di un uovo magico capace di proteggere l'intera città dalla distruzione finché fosse rimasto intatto.
Questa trasformazione da poeta a stregone non fu casuale: la fama di Virgilio come autore capace di conoscenze quasi enciclopediche, unita al mistero che circondava la sua tomba e all'atmosfera esoterica associata da secoli ai Campi Flegrei — con le loro grotte, i vapori sulfurei e i miti legati all'oltretomba — crearono un terreno fertile perché la memoria del poeta si intrecciasse con il folklore magico popolare della città.
Nel Capitolo 13 resteremo nel mondo dello spettacolo e della cultura romana, raccontando il teatro di Neapolis e l'episodio, tanto vero quanto sorprendente, in cui l'imperatore Nerone scelse proprio questo palcoscenico per il proprio debutto pubblico come attore e cantante.