Il 1861 segnò una svolta epocale. Napoli cessò di essere capitale di un regno indipendente e venne integrata nel nuovo Stato italiano. Per la città iniziò una fase complessa, fatta di profonde trasformazioni economiche, sociali e urbanistiche.
Con la spedizione dei Mille e l'annessione al Regno d'Italia si concluse la lunga stagione borbonica: molte istituzioni cambiarono, Napoli perse il ruolo di capitale, e questo ebbe conseguenze importanti sull'economia e sull'amministrazione cittadina.
Alla fine dell'Ottocento venne avviato uno dei più grandi interventi urbanistici della storia della città: l'obiettivo era migliorare le condizioni igieniche del centro storico dopo le epidemie di colera. Nacquero grandi assi viari come il Corso Umberto I, mentre interi isolati furono demoliti per creare nuovi spazi urbani. Il Risanamento modificò profondamente il volto di Napoli, pur lasciando intatto il nucleo della Neapolis antica.
Il XX secolo portò nuove sfide: le due guerre mondiali segnarono profondamente la città. Durante il secondo conflitto mondiale Napoli fu duramente bombardata, ma nonostante le distruzioni la popolazione reagì con straordinario coraggio. Le Quattro Giornate di Napoli, nel settembre 1943, rappresentano uno degli episodi più significativi della Resistenza italiana.
Nel secondo dopoguerra Napoli conobbe una rapida crescita: nuovi quartieri si svilupparono verso la periferia, e l'espansione urbana modificò profondamente il territorio, ma il centro storico continuò a custodire l'eredità della Neapolis greca. Oggi la città affronta le sfide della modernità senza rinunciare al proprio patrimonio culturale.
Nel Capitolo 29 racconteremo perché il centro storico di Napoli è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO, e cosa rende questo tratto di città un caso unico al mondo.