Nel 1503 Napoli passò sotto il controllo della Corona di Spagna. Per oltre due secoli la città fu governata da viceré che ne cambiarono profondamente il volto: fu un periodo complesso, fatto di contrasti, ma anche di straordinaria crescita urbana, artistica ed economica. Alla fine del Seicento Napoli era una delle città più popolose del continente europeo.
Con la conquista del Regno di Napoli da parte di Ferdinando il Cattolico iniziò una nuova fase della storia cittadina: il sovrano affidò il governo a un viceré, rappresentante diretto della monarchia spagnola, e Napoli divenne il centro amministrativo di un vasto territorio che comprendeva gran parte dell'Italia meridionale. La città non era più soltanto un porto commerciale: era una capitale politica.
Tra il XVI e il XVII secolo la popolazione aumentò rapidamente: storici e demografi stimano che Napoli superò i 300.000 abitanti, diventando una delle città più grandi d'Europa, insieme a Parigi e Costantinopoli. Occorreva costruire nuove abitazioni, conventi, ospedali, palazzi, strade e acquedotti, e la città iniziò a espandersi oltre gli antichi confini.
Una delle opere più importanti del periodo fu la realizzazione di Via Toledo, voluta dal viceré Pedro de Toledo: la nuova arteria collegava il cuore amministrativo della città con le aree occidentali e favoriva una migliore organizzazione urbana. Nacquero anche i Quartieri Spagnoli, inizialmente progettati per ospitare le truppe del Regno, che con il tempo si trasformarono in uno dei luoghi più caratteristici della città, simbolo della sua vitalità popolare.
Durante il Viceregno furono costruite centinaia di edifici religiosi: chiese, monasteri, conventi, cappelle nobiliari. L'arte barocca trovò nella città uno dei suoi principali laboratori, e architetti, scultori e pittori contribuirono a creare un patrimonio artistico oggi considerato tra i più importanti al mondo.
Accanto allo splendore artistico convivevano forti disuguaglianze sociali: le tasse elevate, la crescita demografica e alcune carestie provocarono tensioni. Nel 1647 esplose la celebre rivolta guidata da Masaniello, episodio che divenne il simbolo del malcontento popolare — pur durando pochi giorni, quella rivolta lasciò un segno profondo nella memoria collettiva della città.
Nonostante le difficoltà, Napoli consolidò il proprio ruolo internazionale: mercanti provenienti da Spagna, Francia, Fiandre e Oriente frequentavano il porto, e le botteghe artigiane esportavano prodotti in tutta Europa. La città si confermava uno dei principali centri economici e culturali del Mediterraneo.
Nel Capitolo 27 racconteremo l'arrivo dei Borbone, quando Napoli divenne capitale dell'innovazione, della scienza e della cultura europea.