Nessuna figura religiosa è più profondamente intrecciata con l'identità di Napoli quanto San Gennaro, vescovo di Benevento martirizzato secondo la tradizione agiografica nel 305 dopo Cristo, durante le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano, nei pressi della Solfatara di Pozzuoli.
Le fonti agiografiche raccontano che Gennaro, insieme ad alcuni compagni, fu arrestato e condannato a morte per non aver rinnegato la propria fede cristiana. La decapitazione avvenne in un luogo che la tradizione popolare colloca ancora oggi con precisione nell'area flegrea, non lontano dai crateri vulcanici che secoli prima i Greci avevano associato agli accessi del mondo sotterraneo.
Il culto di Gennaro si sviluppò progressivamente nei secoli successivi al martirio, parallelamente alla diffusione generale del cristianesimo in città: le sue reliquie furono oggetto di traslazioni successive, fino a essere custodite nelle Catacombe di San Gennaro alla Sanità, dove il culto trovò il proprio primo grande centro di irradiazione.
Tra i molti santi e martiri venerati nella Napoli tardoantica, la scelta di Gennaro come patrono principale della città si consolidò nel corso dei secoli attraverso un processo complesso, legato sia alla diffusione crescente del suo culto sia, secondo la tradizione popolare, a interventi miracolosi attribuiti alla sua intercessione in momenti di crisi per la città, incluse eruzioni vesuviane ed epidemie.
Ciò che rende la figura di San Gennaro particolarmente significativa per la storia di Napoli è la sua capacità di attraversare, quasi senza soluzione di continuità, ogni epoca successiva della città: dal culto tardoantico a quello medievale, dalla devozione vicereale spagnola fino alla Napoli contemporanea, il patrono cittadino è rimasto un punto fermo dell'identità collettiva ben oltre i cambi di dominazione politica.
Nel Capitolo 20 torneremo alla grande storia politica, raccontando uno degli episodi più drammatici della tarda antichità napoletana: l'assedio del generale bizantino Belisario, che nel 536 dopo Cristo conquistò la città attraverso una via tanto inaspettata quanto ingegnosa — proprio uno degli antichi condotti dell'acquedotto.