Le mura difensive costruite dai coloni greci al momento della fondazione di Neapolis non furono un'opera realizzata una sola volta e poi abbandonata a sé stessa: nel corso dei secoli furono riparate, rinforzate e ampliate più volte, prima dagli stessi Greci e poi dai Romani, restando in uso come sistema difensivo della città per oltre un millennio.
Le mura originarie greche seguivano il perimetro naturale del pianoro su cui sorgeva la città, sfruttando dislivelli e valloni come ulteriore elemento difensivo. Con l'espansione della città in epoca romana, e successivamente con le crescenti minacce esterne della tarda antichità, il tracciato murario fu più volte modificato per adattarsi ai nuovi confini urbani e alle nuove tecniche di assedio.
Il punto in cui oggi è possibile osservare più chiaramente le antiche mura è Piazza Bellini, nel cuore del centro storico, dove uno scavo archeologico ha riportato alla luce, ben al di sotto del livello stradale moderno, un tratto consistente delle fortificazioni greche, con blocchi di tufo squadrati ancora visibili e liberamente osservabili da chiunque passeggi nella piazza.
Nel corso della tarda antichità, con l'aumento delle minacce esterne — incursioni barbariche, tensioni con i Goti, poi con i Longobardi — le mura di Napoli acquisirono un'importanza strategica crescente, tanto da diventare protagoniste di alcuni degli episodi più drammatici della storia tardoantica della città, inclusi assedi memorabili che avrebbero segnato il passaggio dall'età romana a quella bizantina.
È proprio grazie alla solidità di queste fortificazioni, costantemente mantenute e rinforzate nel corso dei secoli, che Napoli riuscì a resistere a numerosi tentativi di conquista nel periodo di massima instabilità seguito al crollo dell'Impero Romano d'Occidente, quando molte altre città italiane, meno fortificate, caddero più facilmente sotto il controllo di popolazioni invasori.
Nel Capitolo 18 racconteremo l'arrivo di una nuova fede all'interno di queste mura: la diffusione del cristianesimo a Neapolis e la nascita delle prime comunità cristiane che avrebbero poi scavato, nel sottosuolo cittadino, le catacombe ancora oggi visitabili.