Paolo Sorrentino, napoletano nato nel 1970, è oggi uno dei registi italiani più celebrati a livello internazionale, vincitore del Premio Oscar al miglior film straniero nel 2014 con «La grande bellezza» (ambientato però a Roma) e di numerosi altri riconoscimenti nel corso di una carriera costruita su uno stile visivo estremamente riconoscibile, fatto di inquadrature barocche, ironia amara e una fascinazione costante per la decadenza e la bellezza che convivono nello stesso sguardo.
Con «È stata la mano di Dio», presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2021 e vincitore del Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria, Sorrentino è tornato per la prima volta in modo così esplicito alla propria città natale e alla propria biografia: il film racconta l'adolescenza del regista a Napoli negli anni Ottanta, segnata dalla tragica perdita dei genitori per un'intossicazione da monossido di carbonio mentre lui si trovava altrove ad assistere a una partita di Diego Armando Maradona, l'evento — narrato con la consueta ambiguità tra realtà e mitologia personale — che dà il titolo al film, richiamando il celebre gol di mano dello stesso Maradona ai Mondiali del 1986.
Il film restituisce una Napoli lontana sia dalla cartolina turistica sia dagli stereotipi da cronaca nera, mostrando invece gli ambienti borghesi e piccolo-borghesi della città negli anni Ottanta, le famiglie allargate, i pranzi domenicali rumorosi, il mare di Posillipo e la periferia, in un ritratto affettuoso ma mai indulgente della propria formazione personale e artistica, incluso il momento in cui il giovane protagonista scopre la propria vocazione per il cinema dopo un incontro con un regista locale, chiaro omaggio di Sorrentino ai propri stessi maestri.
Sorrentino aveva già raccontato Napoli in opere precedenti, seppur in modo meno diretto: il suo esordio «L'uomo in più» (2001) è ambientato nella città, così come diversi episodi della sua filmografia mantengono riferimenti costanti alla propria origine partenopea anche quando le storie si spostano altrove, in un rapporto con la città natale fatto di distanza e ritorno costante, tipico di molti artisti che hanno lasciato Napoli per affermarsi altrove senza mai reciderne davvero il legame.
Il successo internazionale di «È stata la mano di Dio», distribuito da Netflix e candidato agli Oscar come miglior film internazionale, ha contribuito a rinnovare l'attenzione globale su Napoli come ambientazione cinematografica, mostrando una città diversa sia dalla Napoli da cartolina sia da quella della cronaca giudiziaria che aveva dominato la narrazione internazionale nel decennio precedente grazie al fenomeno «Gomorra».
Per chi visita Napoli conoscendo il film, alcuni luoghi diventano tappe quasi obbligate: il lungomare di Mergellina, dove è ambientata una delle scene più intense della pellicola, gli scorci di Posillipo e più in generale l'atmosfera della Napoli residenziale e collinare che Sorrentino sceglie di mostrare, lontana dai vicoli del centro storico più abitualmente associati al cinema girato in città.