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Massimo Troisi: la comicità sottovoce — Cinema e Napoli
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Massimo Troisi: la comicità sottovoce

📍 Cinema e Napoli 1953-1994 · dalla Smorfia al Postino

Parlava piano, si interrompeva, cercava le parole e spesso non le trovava. In un paese abituato ai comici che urlano, fu come se qualcuno avesse abbassato il volume del mondo. Massimo Troisi ha fatto ridere l'Italia intera stando quasi zitto, e se n'è andato a quarantun anni dodici ore dopo aver finito il suo film più bello.

La Smorfia

Nasce a San Giorgio a Cremano. Alla fine degli anni Settanta forma con Lello Arena ed Enzo Decaro il trio La Smorfia, che arriva alla televisione nel 1977-78 con sketch che restano tra i più citati della comicità italiana.

Il più celebre è «L'Annunciazione», in cui l'arcangelo Gabriele annuncia a un Giuseppe incredulo e sospettoso. È un pezzo che mostra già il metodo: nessuna barzelletta, solo un personaggio messo in una situazione impossibile che reagisce come reagirebbe una persona vera.

Il cinema

«Ricomincio da tre» (1981), suo esordio da regista, è un caso clamoroso: resta in sala per mesi e diventa uno dei maggiori incassi del cinema italiano. Il titolo stesso nasce da una battuta che ribalta la logica — «tre cose me so' riuscite dint' 'a vita, pecché aggia ricomincià da zero?».

Il film parla di un napoletano che va a Firenze e insiste di non essere un emigrante ma un viaggiatore: è una presa di posizione precisa contro un'immagine del Sud che Troisi rifiutava.

Seguono «Scusate il ritardo» (1983), «Non ci resta che piangere» (1984) con Roberto Benigni, «Le vie del Signore sono finite» (1987), «Pensavo fosse amore invece era un calesse» (1991).

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Il postino

«Il postino» (1994), tratto dal romanzo di Antonio Skármeta e diretto da Michael Radford, racconta l'amicizia tra un postino di un'isola italiana e Pablo Neruda in esilio.

Troisi era gravemente malato di cuore fin dall'infanzia, per una malattia reumatica. Rinviò l'intervento necessario per completare le riprese e morì il 4 giugno 1994, dodici ore dopo l'ultimo ciak.

Il film ottenne cinque candidature agli Oscar, tra cui miglior attore protagonista e miglior film — un riconoscimento rarissimo per un film in lingua italiana — e vinse quello per la colonna sonora di Luis Bacalov.

Perché conta

Troisi ha dimostrato che si poteva essere napoletani senza recitare la napoletanità. La sua lingua non era il napoletano teatrale ma quello reale, incerto, pieno di pause. La sua comicità nasceva dall'imbarazzo, dall'incapacità di dire le cose — l'esatto contrario della tradizione.

A San Giorgio a Cremano, sua città natale, un premio annuale ne porta il nome.

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