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Gomorra: dal libro allo schermo — Cinema e Napoli
Blog · Cultura contemporanea · Cinema

Gomorra: dal libro allo schermo

📍 Cinema e Napoli 2008 · Matteo Garrone, dal romanzo di Roberto Saviano

Nel 2006 il giornalista e scrittore napoletano Roberto Saviano pubblica «Gomorra», un libro-inchiesta che mescola narrazione letteraria e documentazione giornalistica per raccontare dall'interno l'economia e la violenza del sistema camorristico nell'area napoletana, in particolare nella zona di Casal di Principe e dei quartieri più difficili della periferia cittadina. Il libro diventa un caso editoriale internazionale, tradotto in decine di lingue, e costringe l'autore a vivere sotto scorta permanente a causa delle minacce ricevute dai clan denunciati nel testo.

Nel 2008 il regista Matteo Garrone dirige la trasposizione cinematografica, «Gomorra», presentata in concorso al Festival di Cannes dove vince il Grand Prix Speciale della Giuria, il secondo premio più importante della manifestazione. Il film adotta uno stile crudo, quasi documentaristico, girato prevalentemente con attori non professionisti reclutati sul territorio, molti dei quali provenienti dagli stessi luoghi raccontati nella storia, in particolare le Vele di Scampia, il complesso di edilizia popolare diventato uno dei simboli visivi più riconoscibili del film e, di conseguenza, di un'intera narrazione internazionale su Napoli.

Il successo del film aprì la strada, nel 2014, alla serie televisiva «Gomorra - La serie», prodotta da Sky e distribuita internazionalmente da Netflix in decine di paesi, che nel corso di cinque stagioni ha raggiunto un pubblico globale enormemente più ampio del film e del libro originari, contribuendo a diffondere anche all'estero espressioni in dialetto napoletano e un immaginario visivo — le Vele di Scampia su tutti — diventato di fatto uno dei simboli internazionali più immediatamente associati alla città, nel bene e soprattutto nel male.

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Il fenomeno Gomorra ha generato un dibattito culturale acceso e tuttora aperto in Italia e in particolare a Napoli: da un lato il valore del lavoro di denuncia sociale e giornalistica di Saviano, riconosciuto con premi internazionali per la libertà di stampa; dall'altro le preoccupazioni di parte dell'opinione pubblica e delle istituzioni locali per l'effetto di questa narrazione sull'immagine internazionale della città, temendo che l'enorme visibilità mediatica del fenomeno criminale finisse per oscurare, agli occhi di chi Napoli non la conosce direttamente, la stragrande maggioranza della vita cittadina che con quel mondo non ha nulla a che fare.

Le Vele di Scampia stesse, nel frattempo, sono state in parte demolite a partire dal 2019 nell'ambito di un piano di riqualificazione urbanistica del quartiere, in un processo che ha un valore anche simbolico: il tentativo delle istituzioni di superare fisicamente, non solo narrativamente, l'eredità urbanistica e sociale che aveva reso quel luogo lo scenario perfetto per raccontare il degrado, restituendo l'area a un progetto di rigenerazione più ampio.

Indipendentemente dalle posizioni nel dibattito, resta un fatto difficilmente contestabile: nessun'altra opera degli ultimi vent'anni ha avuto un impatto paragonabile sulla percezione internazionale di Napoli quanto Gomorra, in tutte le sue forme — libro, film, serie — rendendo la città e la sua periferia un riferimento culturale globale ben oltre i confini italiani, per ragioni che vanno ben oltre il semplice intrattenimento.

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