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Napoli nel cinema contemporaneo: da Martone a Garrone — Cinema e Napoli
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Napoli nel cinema contemporaneo: da Martone a Garrone

📍 Cinema e Napoli 1992-oggi · la nuova stagione

Per anni il cinema aveva smesso di guardare Napoli davvero: la usava come cartolina o come sfondo di macchiette. Poi, all'inizio degli anni Novanta, un gruppo di registi ha ricominciato a puntare la macchina da presa sulla città vera — quella dei matematici disperati, delle periferie, dei ragazzi cresciuti troppo in fretta — e Napoli è tornata a essere un luogo del cinema, non una scenografia.

Mario Martone

Proveniente dal teatro d'avanguardia, Martone esordisce nel 1992 con «Morte di un matematico napoletano», sugli ultimi giorni di Renato Caccioppoli, matematico geniale e figura tragica della Napoli del dopoguerra. Il film vince il Gran Premio della Giuria a Venezia.

Seguono «L'amore molesto» (1995), dal romanzo di Elena Ferrante, girato in una Napoli claustrofobica e materica; «Il giovane favoloso» (2014) su Leopardi, con le scene napoletane e vesuviane; «Nostalgia» (2022), ambientato al Rione Sanità; «Qui rido io» (2021) su Eduardo Scarpetta.

Martone ha anche diretto per anni il Teatro Stabile di Napoli.

Antonio Capuano

Figura più laterale ma decisiva, Capuano gira dagli anni Novanta film duri sull'infanzia e l'adolescenza napoletana: «Vito e gli altri» (1991), «Pianese Nunzio, 14 anni a maggio» (1996), «La guerra di Mario» (2005).

Paolo Sorrentino lo ha esplicitamente riconosciuto come proprio maestro, mettendolo in scena come personaggio in «È stata la mano di Dio».

Matteo Garrone

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Romano, ma autore del film che ha ridefinito l'immagine cinematografica della periferia napoletana: «Gomorra» (2008), dal libro di Roberto Saviano, Grand Prix a Cannes. Girato in gran parte a Scampia, con attori non professionisti e in napoletano stretto sottotitolato.

Il film ha avuto un impatto enorme — e ha aperto un dibattito, tuttora aperto in città, sul rapporto tra rappresentazione della criminalità e immagine di Napoli.

Paolo Sorrentino

Dopo una carriera costruita altrove, Sorrentino torna a Napoli con «È stata la mano di Dio» (2021), film autobiografico sulla propria adolescenza e sulla morte dei genitori, con Maradona sullo sfondo come figura salvifica. Ha vinto il Leone d'argento a Venezia ed è stato candidato all'Oscar.

«Parthenope» (2024) prosegue il discorso sulla città in chiave più simbolica.

La questione aperta

C'è un dibattito reale e legittimo, a Napoli, su quale immagine il cinema restituisca: se il racconto della criminalità — da Gomorra alle serie televisive che ne sono derivate — abbia contribuito a fissare uno stereotipo, o se al contrario abbia dato voce a una realtà che veniva ignorata.

Entrambe le posizioni hanno argomenti solidi, ed è una discussione che vale la pena conoscere prima di visitare la città, perché la si ritrova nelle conversazioni quotidiane.

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