Ci sono città in cui il teatro è un edificio. A Napoli è un tessuto: sale settecentesche e palcoscenici di quartiere, opera lirica e sceneggiata, il San Carlo con i suoi ori e un teatro di Forcella dove si canta il neomelodico. Andarci è il modo più diretto di capire come questa città si racconta quando sa di essere guardata.
Il più antico teatro d'opera d'Europa ancora attivo, inaugurato nel 1737. Stagione lirica, sinfonica e di balletto da autunno a primavera. Il loggione costa poco e la vista è discreta: è il modo più economico per entrarci da spettatore invece che da visitatore.
Ottocentesco, in via Conte di Ruvo, vicino a piazza Bellini. Restaurato e riportato in attività negli anni Ottanta, ha una programmazione contemporanea molto viva: prosa, ricerca, produzioni proprie. È probabilmente il teatro più interessante della città per chi cerca il presente e non il repertorio.
In via Chiaia, inaugurato nel 1874. Storicamente legato al teatro napoletano d'autore, è la casa della famiglia De Filippo-Santella: qui si continua a mettere in scena il repertorio in lingua napoletana con continuità.
Su piazza Municipio, del 1779. È la sede del Teatro di Napoli — Teatro Nazionale, con una programmazione di prosa di livello nazionale e internazionale.
Il teatro che Eduardo De Filippo acquistò in rovina dopo i bombardamenti e fece ricostruire di tasca propria, riaprendolo nel 1954. È il luogo simbolo del suo progetto: dare al teatro napoletano una casa stabile e dignitosa. Si trova in piazza Eduardo De Filippo, nel quartiere della Vicaria.
A Forcella, intitolato a Raffaele Viviani. Ha una vocazione dichiarata: la canzone napoletana in tutte le sue forme, comprese quelle popolari e contemporanee che gli altri teatri non ospitano. È il palcoscenico più legato al proprio quartiere.
Le stagioni vanno indicativamente da ottobre a maggio, con programmazione ridotta in estate, quando però si moltiplicano le rassegne all'aperto nei cortili, nei chiostri e nei parchi.
I biglietti si comprano sui siti dei singoli teatri. Per il San Carlo conviene muoversi con largo anticipo; per gli altri si trova posto anche sotto data.
Un consiglio: se capisci il napoletano anche solo un po', una serata al Sannazaro o al San Ferdinando vale dieci musei.