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Giacinto Gigante — Ottocento · 1806–1876
11 — Blog · Storia · Artisti

Giacinto Gigante

📍 Ottocento · 1806–1876 Pittore · fondatore della Scuola di Posillipo

Nella prima metà dell'Ottocento, mentre la pittura accademica italiana restava ancora largamente legata a soggetti storici e mitologici dipinti in atelier, un gruppo di artisti attivi a Napoli decise di uscire letteralmente all'aperto per dipingere il paesaggio dal vero, direttamente davanti al soggetto — una pratica allora rivoluzionaria che anticipa di decenni ciò che in Francia sarebbe poi diventato l'Impressionismo. Il nome che la storia dell'arte ha dato a questo movimento, «Scuola di Posillipo», deriva dalla collina napoletana dove molti di questi artisti si ritrovavano a dipingere il golfo, e il suo protagonista più celebre, colui che ne fissò definitivamente lo stile, fu Giacinto Gigante.

Nato a Napoli nel 1806, figlio d'arte — il padre Gaetano era anch'egli pittore di vedute — Giacinto Gigante si forma inizialmente sotto la guida del pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, arrivato a Napoli nei primi anni del secolo e considerato il vero iniziatore di questa nuova sensibilità paesaggistica dal vero. Da Pitloo, Gigante eredita l'attenzione per la luce naturale e per l'atmosfera reale del paesaggio, ma sviluppa presto un linguaggio personalissimo, caratterizzato da una tecnica ad acquerello di straordinaria freschezza e da una capacità unica di catturare le condizioni atmosferiche mutevoli del golfo di Napoli — la foschia del mattino, il controluce del tramonto, i riflessi sull'acqua.

Gigante non si limitò a dipingere il golfo dai punti di vista più scontati: esplorò sistematicamente l'intera area napoletana, dai Campi Flegrei alla Costiera Amalfitana, da Capri alle rovine di Pompei ed Ercolano, in un'attività quasi cartografica di documentazione paesaggistica che oggi ha anche un valore storico prezioso, permettendo di vedere come si presentava il paesaggio campano prima delle grandi trasformazioni urbanistiche successive. La sua fama attraversò rapidamente i confini del Regno delle Due Sicilie: nel 1846 fu chiamato a dare lezioni di disegno alla regina Maria Cristina di Savoia, un riconoscimento che consacrò definitivamente il suo status di artista di riferimento a livello europeo.

La tecnica dell'acquerello, che Gigante padroneggiò come pochi altri artisti italiani del suo tempo, gli permetteva una rapidità di esecuzione ideale per catturare condizioni di luce fuggevoli, ma nelle sue mani raggiunse anche una complessità e una profondità tonale che sfidano la percezione comune di questo medium come tecnica «minore» rispetto all'olio. I suoi acquerelli più maturi mostrano una gamma di grigi, azzurri e ocra capaci di restituire l'umidità dell'aria marina napoletana con un realismo atmosferico che i visitatori stranieri del Grand Tour, principali acquirenti delle sue opere, trovavano irresistibile come ricordo tangibile del proprio soggiorno partenopeo.

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Attorno a Gigante si radunò un gruppo consistente di allievi e seguaci — tra cui Teodoro Duclère, Achille Vianelli e Gonsalvo Carelli — che consolidarono la Scuola di Posillipo come vero e proprio fenomeno collettivo, non solo l'espressione di un singolo talento isolato. Questo movimento rappresenta oggi uno dei contributi italiani più originali alla storia della pittura di paesaggio ottocentesca, un ponte ideale tra la tradizione vedutistica settecentesca e le successive rivoluzioni pittoriche europee legate alla pittura en plein air.

Gigante attraversò anche i drammatici sconvolgimenti politici del 1848 a Napoli, e la sua produzione successiva mostra talvolta un'attenzione crescente verso soggetti più intimi e meno panoramici, quasi un ripiegamento verso una pittura più raccolta rispetto ai grandi golfi luminosi della prima maturità. Morì a Napoli nel 1876, lasciando un corpus di opere che oggi è conservato principalmente al Museo di San Martino, nella collezione dedicata proprio alla Scuola di Posillipo, dove è possibile ripercorrere l'intera parabola di questo movimento pittorico.

Visitare oggi la collina di Posillipo, con lo stesso panorama sul golfo che Gigante dipinse instancabilmente per decenni, e poi confrontarlo con i suoi acquerelli esposti a San Martino, regala una delle esperienze più dirette e commoventi che la storia dell'arte napoletana possa offrire: la possibilità di vedere, quasi sovrapposti, il paesaggio reale e la sua trasfigurazione poetica, a distanza di quasi due secoli.

La riscoperta critica della Scuola di Posillipo nel secondo Novecento ha inoltre restituito a Gigante il posto che gli spetta nella storia della pittura europea, non più come episodio marginale della vicenda artistica italiana ma come uno dei precursori più originali di quella sensibilità per il paesaggio dal vero che avrebbe trovato piena maturazione, decenni più tardi, nell'Impressionismo francese.

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