Arrivò di notte, in fuga, con una condanna a morte sulle spalle e la certezza di non poter più tornare a Roma. Napoli lo accolse come accoglie tutti i fuggitivi: senza fare domande. In pochi mesi Michelangelo Merisi dipinse qui alcune delle cose più belle che abbia mai fatto, e lasciò dietro di sé una luce che i pittori di questa città avrebbero inseguito per un secolo intero.
La scelta non è casuale. Napoli è allora capitale del vicereame spagnolo, la città più popolosa d'Europa dopo Parigi, e soprattutto non è soggetta alla giurisdizione pontificia: un condannato dallo Stato della Chiesa vi è relativamente al sicuro.
In più c'è un mercato: committenze religiose ricche, confraternite, ordini monastici, aristocrazia spagnola. Caravaggio arriva già celebre e lavora subito.
L'opera più importante del primo soggiorno è «Le Sette opere di Misericordia» (1606-1607), dipinta per il Pio Monte della Misericordia, l'istituzione caritatevole fondata da sette giovani nobili napoletani nel 1602.
È un dipinto straordinario per una ragione tecnica: Caravaggio condensa in un'unica scena affollata tutte e sette le opere di misericordia corporale, ambientandole in un vicolo napoletano notturno, con figure prese dalla strada.
Il dettaglio più celebre è la citazione della Caritas romana: una giovane donna che allatta un vecchio prigioniero attraverso le sbarre — visita i carcerati e dai da mangiare agli affamati risolti in un solo gesto.
È ancora oggi nella collocazione originale, sull'altare per cui fu dipinta: uno dei pochissimi casi al mondo in cui si può vedere un Caravaggio esattamente dove l'artista lo aveva pensato, con la luce per cui aveva calcolato le ombre.
«La Flagellazione di Cristo» (1607), dipinta per la chiesa di San Domenico Maggiore, si trova oggi al Museo di Capodimonte. È un'opera di violenza contenuta, con il corpo di Cristo che emerge dal buio quasi scultoreo.
«Il Martirio di sant'Orsola» (1610) è probabilmente l'ultima opera che Caravaggio abbia completato, dipinta poche settimane prima della morte. Si trova alle Gallerie d'Italia di via Toledo. La freccia è già partita, il volto della santa esprime uno stupore più che dolore, e sullo sfondo compare un autoritratto dell'artista.
«Salomè con la testa del Battista» e altre opere del periodo sono conservate all'estero.
L'impatto fu immediato e duraturo. Una generazione intera di pittori adottò il suo modo di usare la luce: Battistello Caracciolo, primo e più fedele seguace; Jusepe de Ribera, spagnolo trapiantato a Napoli, che ne radicalizzò il realismo; Massimo Stanzione; e più tardi, per via indiretta, Luca Giordano e Solimena.
Il «caravaggismo napoletano» è uno dei fenomeni pittorici più consistenti del Seicento europeo, e la sua durata — quasi un secolo — non ha eguali nemmeno a Roma.
Nell'ottobre 1609, durante il secondo soggiorno, Caravaggio viene aggredito e sfregiato all'uscita dell'osteria del Cerriglio, locale malfamato del centro. Le ragioni non sono mai state chiarite: probabilmente una vendetta legata alla vicenda romana.
Ne esce gravemente ferito al volto. Morirà pochi mesi dopo, nel luglio 1610, a Porto Ercole, in circostanze ancora dibattute.
Le tre opere napoletane si vedono in mezza giornata: Pio Monte della Misericordia (via dei Tribunali, biglietto contenuto), Gallerie d'Italia (via Toledo), e Capodimonte per la Flagellazione. I primi due sono a dieci minuti a piedi l'uno dall'altro.