Patrimonio UNESCO. San Gregorio Armeno, decumani, basiliche e botteghe del presepe.
Il problema del souvenir a Napoli è che il novanta per cento di quello che si vende è prodotto industriale che con la città non c'entra niente. Il restante dieci per cento è artigianato vero, spesso a due passi, e costa meno di quanto si pensi.
Questa pagina serve a stare nel dieci per cento.
Il pastore del presepe, se fatto a mano in bottega. Terracotta modellata, corpo in fil di ferro e stoppa, abiti in stoffa cuciti. Si riconosce dal retro e dal peso.
Il corno, se in corallo vero e non in plastica rossa. Il corallo di Torre del Greco è una tradizione documentata da secoli.
Il mandolino, per chi se ne intende. Le ceramiche di produzione campana. I taralli e i prodotti alimentari, che sono il souvenir più onesto che esista.
Le magliette con i luoghi comuni, i corni in plastica, le riproduzioni stampate, tutto ciò che ha un adesivo con il codice a barre di un grossista.
Non è snobismo: è che a cinquanta metri c'è qualcuno che fa la stessa cosa con le mani e guadagna la differenza.
«Questo è fatto qui?» — è una domanda normale e nessuno si offende. Chi produce in bottega risponde volentieri e spesso ti fa vedere il laboratorio.
San Gregorio Armeno per il presepe, tutto l'anno. Via San Biagio dei Librai per artigianato e oreficeria. I decumani per il resto.
Da novembre a gennaio San Gregorio Armeno è quasi impraticabile per la folla: se ci vai sotto Natale, vacci all'apertura.
L'elenco nasce dalle mappe aperte di OpenStreetMap e dai dati che vi sono stati inseriti da chi conosce queste strade. Non è completo e non pretende di esserlo: verifica sempre orari e apertura prima di metterti in cammino.