In Duomo, tre volte l'anno, un uomo in paramenti solleva un'ampolla e la gira. Dentro c'è una sostanza scura e solida. Se diventa liquida la cattedrale esplode in un applauso, e la notizia esce in tempo reale su tutti i telefoni della città. Se non si scioglie, cala un silenzio che nessuno commenta.
Il patrono. Il rito della liquefazione del sangue si ripete tre volte l'anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre — festa liturgica — e il 16 dicembre, anniversario dell'eruzione del 1631.
La Chiesa non lo definisce ufficialmente miracolo: parla di prodigio, e non ne impone la credenza. La scienza ha proposto spiegazioni basate su sostanze tissotropiche, cioè che passano da solide a liquide se agitate. Non c'è stata analisi diretta autorizzata sul contenuto delle ampolle.
Quello che è certo è l'effetto sociale: per Napoli la mancata liquefazione è un cattivo segno, e la cosa viene presa sul serio anche da chi non crede.
Le parenti di San Gennaro sono un gruppo di donne che per tradizione pregano ad alta voce, e a volte rimproverano il santo, per sollecitare il prodigio.
È la festa che ha prodotto la canzone napoletana. Si teneva in settembre attorno alla chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, a Mergellina, ed era per secoli la ricorrenza popolare più importante della città.
Dal 1835 ospitò un concorso di canzoni da cui è nata gran parte del repertorio classico napoletano: molte delle canzoni che il mondo canta senza sapere da dove vengono sono state presentate lì.
La festa ha conosciuto interruzioni, riprese e ridimensionamenti. Il suo peso sulla musica napoletana resta però enorme.
Il lunedì di Pasquetta, migliaia di pellegrini raggiungono il santuario di Sant'Anastasia, alle pendici del Vesuvio, molti a piedi e alcuni scalzi.
I fujenti — «quelli che corrono» — vestono di bianco con fasce rosse e blu, procedono in gruppi organizzati per quartiere, e alcuni compiono l'ultimo tratto di corsa.
È una delle manifestazioni di religiosità popolare più intense d'Italia, e va guardata sapendo che per chi partecipa non è folklore: è un voto.
Il Natale con i presepi e San Gregorio Armeno. La festa di Sant'Antonio con i falò, il 17 gennaio. E le decine di feste rionali legate ai santi patroni di quartiere, che non finiscono su nessun calendario turistico.
Da spettatori discreti. Sono riti religiosi, non spettacoli: si sta ai margini, non si fotografano i volti da vicino, non si occupa lo spazio di chi sta pregando.
Verifica le date, che per alcune feste sono mobili, e mettiti in conto folla e strade chiuse.