Il tamburo comincia e non smette per venti minuti. Due persone entrano nello spazio libero, si guardano, e ballano uno di fronte all'altra senza mai toccarsi. Non c'è palco, non c'è pubblico separato, non c'è un momento in cui finisce e uno in cui comincia. È musica per stare insieme, e a Napoli non ha mai smesso di funzionare.
Prende il nome dalla tammorra, un tamburo a cornice con i sonagli, che si suona con la mano.
La struttura è essenziale: il tamburo tiene il ritmo, le castagnette — nacchere di legno — lo puntellano, e una voce canta strofe spesso improvvisate, a volte in botta e risposta.
Si balla in coppia, senza contatto, con un gioco di avvicinamento e allontanamento che ha regole precise e non scritte.
Nelle feste religiose dell'area vesuviana e della penisola sorrentina, legate ai santuari mariani: Madonna dell'Arco, Madonna dei Bagni, Montevergine.
Non è musica da concerto: nasce come musica di devozione e di festa, e il contesto originario è ancora quello.
Il termine è più ampio e copre forme diverse in tutto il Sud. La tarantella napoletana ha una struttura ritmica differente dalla tammurriata ed è entrata presto nel repertorio colto: compositori dell'Ottocento la usarono come forma musicale.
È anche la versione più esposta al turismo, e quella che si trova nelle esecuzioni per visitatori.
Dagli anni Settanta la musica popolare campana è stata studiata, registrata e riportata in scena. La Nuova Compagnia di Canto Popolare è stata determinante: ha raccolto repertori sul campo e li ha fatti conoscere fuori.
Da allora esiste una scena continua di gruppi che suonano tammurriata e repertorio popolare, tra ricerca filologica e contaminazione.
Nelle feste patronali dell'area vesuviana, soprattutto in primavera. In alcuni locali e centri culturali cittadini che programmano musica popolare. E nei raduni informali, che si organizzano per passaparola.
Il modo più semplice è chiedere: chi suona sa dove si suona.
La tarantella che si vede nei ristoranti turistici, con i costumi e il tamburello, ha poco a che vedere con quello descritto qui. Non è finta in senso stretto — è intrattenimento — ma è un'altra cosa.
La differenza si sente in tre secondi: nella tammurriata vera non c'è pubblico. Ci sono solo persone che suonano e persone che ballano, e i ruoli si scambiano.