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Da dove arrivano davvero le parole napoletane — Napoli popolare
Blog · Lingua e tradizioni

Da dove arrivano davvero le parole napoletane

📍 Napoli popolare Lingua · greco, latino, arabo, francese, spagnolo

C'è un modo veloce per capire quanta storia è passata da questa città: ascoltare come parla. In una conversazione di due minuti al mercato passano parole greche, latine, arabe, francesi e spagnole, e chi le pronuncia non ha la minima idea di dove vengano. Le lingue funzionano così: si depositano, come la cenere.

Non è un dialetto qualsiasi

Il napoletano è una lingua romanza derivata dal latino volgare, con una storia letteraria propria che comincia nel Medioevo e attraversa Basile, Di Giacomo, Viviani, Eduardo.

L'UNESCO lo ha inserito tra le lingue da tutelare. Non è italiano storpiato: è un ramo parallelo, cresciuto accanto al toscano invece che da esso.

Il greco, che c'era prima di tutti

Neapolis fu greca per secoli e restò grecofona a lungo anche sotto Roma. Restano parole come pucundria, malinconia, cupezza dell'animo — da hypochondría, ciò che sta sotto il costato, dove i greci collocavano la sede degli umori.

E ci sono i toponimi: Posillipo da Pausilypon, «che fa cessare il dolore»; Mergellina, Chiaia — quest'ultimo probabilmente dallo spagnolo playa, spiaggia, ma con dibattito aperto.

Il latino, il fondo su cui tutto poggia

Abbascio (giù) da ad bassum. Cerasa (ciliegia) da cerasum. Mesale (tovaglia) da mensale, ciò che sta sulla mensa.

Molte forme napoletane sono in realtà più vicine al latino dell'italiano standard: dove l'italiano ha innovato, il napoletano ha conservato.

L'arabo, che passò dal commercio

Tavuto, la bara, viene con ogni probabilità dall'arabo tābūt, cassa. La stessa parola è arrivata in spagnolo (ataúd) e in siciliano: è il segno di uno scambio mediterraneo che passava per merci, navi e mestieri.

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Il francese degli Angioini e dei Borbone

Buatta (barattolo) dal francese boîte. Gattò (lo sformato di patate) da gâteau. Sciù (il bignè alla crema) da chou, il cavolo — perché la pasta gonfiandosi ci somiglia.

La cucina è il campo in cui il francese ha lasciato più tracce, e non è un caso: i monsù, cuochi francesi al servizio dell'aristocrazia napoletana, hanno trasformato la cucina di corte dal Settecento in poi. Il nome stesso è la storpiatura di monsieur.

Lo spagnolo, due secoli di viceré

Guappo dallo spagnolo guapo, che là significa bello e spavaldo. Muccaturo (fazzoletto) da mocador. Papiello (documento, foglio) da papel. Rilorgio (orologio) da reloj.

E l'espressione stare in ammuina, confusione, sulla cui origine si discute ancora ma che ha una forte impronta iberica.

Le parole senza padre certo

Non tutto si spiega. Scugnizzo viene forse da scugnà, scheggiare, con riferimento al gioco delle trottole che i ragazzi facevano per strada. Guaglione ha almeno tre etimologie proposte e nessuna dimostrata.

Quando l'origine è incerta è più corretto dirlo che sceglierne una a caso. Le etimologie popolari sono affascinanti, e quasi sempre inventate a posteriori.

Dove sentirlo parlare bene

Nei mercati — Pignasecca, Porta Nolana, Antignano — e nei teatri: Sannazaro e San Ferdinando mettono in scena il repertorio in lingua con continuità.

E nei film di Eduardo, che il napoletano lo scriveva con una precisione che pochi autori italiani hanno avuto con la propria lingua.

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