A luglio, con trentacinque gradi, in una bottega di due metri per tre, un uomo dipinge gli occhi a un pastore di terracotta alto dodici centimetri. Fuori la strada è piena di gente che compra magneti. Dentro, il lavoro è lo stesso di duecentocinquant'anni fa, e si fa tutto l'anno perché il presepe non è una decorazione stagionale: è una produzione.
La testa e le mani si modellano in terracotta e si cuociono. Poi si dipingono: l'incarnato, gli occhi, i capelli. Nei pezzi migliori gli occhi sono in vetro.
Il corpo è una struttura di fil di ferro rivestita di stoppa, che permette di articolare la posa. È il motivo per cui un pastore napoletano può essere piegato, girato, messo a sedere.
Gli abiti sono cuciti su misura, in stoffa vera, spesso con dettagli minuscoli — bottoni, cinture, ricami.
Non è la Natività con tre statuine. È una scena di città: il macellaio, la lavandaia, l'osteria, il ciabattino, i musicanti, il pescivendolo con il pesce vero in miniatura.
La Natività c'è, ma occupa una parte piccola. Il resto è Napoli del Settecento, e il senso è esattamente quello: il sacro che accade dentro la vita di tutti i giorni, non fuori.
Il capolavoro del genere è il presepe Cuciniello alla Certosa di San Martino, che vale la visita anche a marzo.
Guarda il retro. Un pezzo modellato a mano ha imperfezioni, spessori diversi, tracce di lavorazione. Un pezzo industriale è identico da tutti i lati.
Soppesalo. La terracotta ha un peso; la resina no.
Guarda gli abiti. Cuciti o incollati? Stoffa o stampa?
E chiedi: «questo è fatto qui?». Chi produce in bottega risponde volentieri e spesso ti mostra il laboratorio sul retro.
Un pastore artigianale ha un prezzo che riflette le ore di lavoro, e non è basso. Se costa quanto un portachiavi, è un portachiavi.
Contrattare fino a rendere il lavoro insostenibile non è un affare: è il modo in cui un mestiere muore.
Da novembre a gennaio la strada è impraticabile per la folla. Se ci vai sotto Natale, vacci all'apertura, verso le nove.
Il periodo migliore è invece fuori stagione: primavera o estate, quando le botteghe lavorano con calma e hanno tempo di parlare.