C'è un equivoco che va chiarito subito: San Gregorio Armeno non è "la via dei presepi di Natale". È la via dei presepi, punto — a luglio come a dicembre, con lo stesso identico affollamento di botteghe aperte, artigiani al lavoro e turisti che si fermano a fotografare statuine alte due centimetri o interi diorami che occupano una vetrina intera. A Napoli il presepe non è una decorazione stagionale: è un genere artistico autonomo, con le sue regole, i suoi maestri, la sua storia — e questa strada ne è il cuore pulsante da oltre due secoli.
La tradizione affonda le radici nel Settecento borbonico, quando la nobiltà napoletana trasformò il presepe da semplice devozione religiosa a vera e propria arte scenografica: non più solo la Natività, ma intere ambientazioni popolari, taverne, mercati, pastori, storpi, ubriaconi, personaggi bizzarri inseriti accanto alla mangiatoia in un cortocircuito tra sacro e profano che è rimasto, ancora oggi, il tratto distintivo del presepe partenopeo. Ed è proprio in questa strada, allora come oggi, che si concentravano i migliori scultori del genere.
La chiesa da cui la via prende il nome merita la visita quanto le botteghe. San Gregorio Armeno è un monastero barocco fondato — secondo la tradizione — da monache basiliane in fuga dall'Armenia con le reliquie di San Gregorio, arrivate a Napoli intorno all'VIII secolo. L'interno, sontuoso fino all'eccesso, custodisce affreschi di Luca Giordano e un chiostro seicentesco che è una delle oasi di silenzio più sorprendenti del centro storico: attraversare quel cancello significa passare, in pochi passi, dal caos commerciale della strada a un giardino di aranci dove il tempo sembra essersi fermato.
Le botteghe, oggi, sono un mondo a sé. Alcune famiglie di artigiani lavorano l'arte presepiale da generazioni, con laboratori visibili dalla strada dove si possono vedere le statuine prendere forma — dalla terracotta grezza alla policromia finale — con tecniche che non sono cambiate granché dai tempi dei Borbone. Accanto alla tradizione, negli ultimi anni, è arrivata anche l'ironia contemporanea: tra un pastore e un Re Magio capita di trovare le statuine di calciatori, politici, personaggi dello spettacolo — una consuetudine satirica che a Napoli ha una lunga storia e che i maestri presepiali rinnovano ogni anno con arguzia.
Chi visita la strada dovrebbe mettere in conto almeno un'ora, meglio se nelle prime ore del mattino, quando le botteghe aprono ma i gruppi turistici non sono ancora arrivati in massa. È il momento migliore per parlare con gli artigiani, chiedere come nasce una statuina, magari acquistarne una realizzata a mano invece dei souvenir industriali che negli ultimi anni hanno iniziato a insidiare le vetrine più vicine a via San Biagio dei Librai.
San Gregorio Armeno, in fondo, racconta una verità semplice su Napoli: qui l'artigianato non è un ricordo da museo, è un mestiere vivo, tramandato, capace di rinnovarsi restando fedele a sé stesso. Ed è per questo che vale la pena visitarla in qualunque stagione dell'anno — non solo a dicembre, quando tutti se lo aspettano.