San Gregorio Armeno: il presepe napoletano non ha stagione
San Gregorio Armeno non è la via dei presepi di Natale: è la via dei presepi e basta. Le botteghe lavorano e vendono tutto l'anno, a luglio come a dicembre. Quello che cambia con le stagioni è la folla: d'estate si cammina, sotto Natale si procede a passo d'uomo. A Napoli il presepe non è una decorazione, è un mestiere con la sua storia e i suoi maestri, e questa strada stretta che scende da piazza San Gaetano a Spaccanapoli ne è il centro.
Una strada greca
Via San Gregorio Armeno segue uno dei cardini della Neapolis greca, le strade nord-sud che incrociavano i decumani. Si legge spesso che qui sorgesse un tempio di Cerere e che le statuine di terracotta offerte alla dea siano l'antenato delle botteghe di oggi. Il tempio è un'ipotesi ripresa da molte guide; il legame diretto con i presepi è una suggestione, non un fatto documentato.
Come nasce il presepe napoletano
A Napoli i presepi sono documentati già nel Quattrocento. L'età d'oro arriva nel Settecento, con i Borbone: la nobiltà commissiona scene sempre più grandi, dove accanto alla Natività compaiono taverne, mercati, venditori, mendicanti e musicanti. È la mescolanza di sacro e quotidiano che ancora oggi distingue il presepe napoletano. Per vederne uno storico, il più famoso è il presepe Cuciniello alla Certosa di San Martino, al Vomero.
Le botteghe
Molte botteghe sono laboratori di famiglia, e da diversi banchi si vedono gli artigiani dipingere le figure o montare gli scenari in sughero. Accanto ai pastori tradizionali ogni anno arrivano le statuine satiriche di calciatori, politici e personaggi della tv: è un'abitudine ormai fissa. Tra le botteghe artigiane ci sono anche negozi di souvenir in serie. La differenza si nota guardando da vicino: una figura modellata e dipinta a mano costa di più e non ha due copie identiche. Non vale la pena farsi convincere in fretta: chiedere come è fatta una statuina è normale e gli artigiani di solito rispondono volentieri.
La chiesa e il chiostro
La chiesa che dà il nome alla strada è legata, secondo la tradizione, a monache arrivate dall'Oriente bizantino nell'VIII secolo, in fuga dall'iconoclastia, con le reliquie di san Gregorio l'Illuminatore, il vescovo che convertì l'Armenia. L'edificio di oggi è stato costruito dal 1574 e consacrato nel 1579. Dentro, il barocco è fitto: soffitto a cassettoni dorato e affreschi di Luca Giordano, completati entro il 1679.
Il chiostro del monastero, del 1580, è il vero premio della visita: un giardino con agrumi e una fontana di marmo con le statue di Cristo e la Samaritana di Matteo Bottiglieri. Dalla strada affollata si passa in pochi passi a un posto silenzioso. Gli orari della chiesa e del chiostro sono ridotti e cambiano: conviene controllarli prima di andare.
Quando andarci
Nei giorni feriali al mattino, appena aprono le botteghe, la strada si gira bene in un'ora. Da fine novembre a Natale è un'altra cosa: negli ultimi anni il Comune ha introdotto con ordinanza un senso unico pedonale, con direzioni che cambiano a seconda dei giorni e degli orari. Le date le decide ogni anno, quindi vanno controllate sul sito del Comune o sulle testate locali. I fine settimana di dicembre sono i più pieni.
Come arrivarci
La metro più vicina è la Linea 1, fermata Duomo; in alternativa la fermata Dante, poi dieci minuti a piedi lungo Spaccanapoli. San Gregorio Armeno è una tappa naturale del percorso dei decumani, tra Spaccanapoli e piazza San Gaetano.