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Sotto la città: San Lorenzo Maggiore e la Napoli greco-romana sepolta — Cultura · 8 min
10 — Magazine

Sotto la città: San Lorenzo Maggiore e la Napoli greco-romana sepolta

📍 Cultura · 8 min

Napoli ha un trucco che pochissime città al mondo possono permettersi: si può scendere, letteralmente, dentro la sua storia. Non in senso figurato — proprio sotto i piedi, attraverso scale che portano cinque, sei, sette metri sotto il livello della strada attuale, fino a ritrovarsi in mezzo a un mercato greco-romano ancora perfettamente riconoscibile, con le botteghe allineate, i banchi di vendita, perfino le tracce del calore lasciato da un incendio di duemila anni fa. Tutto questo si trova sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore, nel cuore dei decumani, e resta — sorprendentemente — una delle esperienze meno affollate del centro storico.

La chiesa che si vede dalla strada è già di per sé un capolavoro: uno dei pochi esempi di gotico angioino conservati in città, costruita a partire dal 1270 per volontà di Carlo I d'Angiò sopra una precedente basilica paleocristiana. L'abside con il deambulatorio a cappelle radiali è un unicum nell'Italia meridionale, e all'interno riposa anche la tomba di Caterina d'Austria, moglie di Roberto d'Angiò. Ma è quello che si trova sotto a rendere San Lorenzo un caso unico nel panorama urbano europeo.

Scendendo, si attraversano in sequenza gli strati di un'unica città sovrapposta a sé stessa per venticinque secoli: prima la Neapolis greca del IV secolo a.C., poi il foro romano con la sua basilica civile, poi ancora le trasformazioni bizantine e infine le fondamenta medievali della chiesa attuale. Camminare in quei cunicoli significa passare fisicamente da un impero all'altro in pochi metri: si toccano pietre disposte da mani greche, poi romane, poi medievali, ognuna a costruire letteralmente sopra il lavoro della precedente, senza mai cancellarla del tutto.

Il complesso include anche un piccolo ma sorprendente museo dell'Opera, che racconta la storia degli scavi — iniziati solo negli anni '30 del Novecento e proseguiti a fasi alterne fino a oggi — e un percorso che riporta alla luce anche la macelleria, la lavanderia e la tintoria dell'antico mercato romano, con tanto di resti carbonizzati di cibo e strumenti di lavoro che gli archeologi hanno lasciato esattamente dove sono stati trovati, per non spezzare l'illusione di essere entrati in una città sospesa nel tempo.

A differenza degli scavi di Pompei o Ercolano, qui non servono giornate intere né spostamenti fuori città: bastano un'ora e mezza, e si può abbinare la visita a una passeggiata tra San Gregorio Armeno e San Domenico Maggiore, entrambe a pochi passi. Il biglietto d'ingresso è tra i più economici tra i siti archeologici della regione, e la scarsa affluenza turistica — rispetto ai grandi nomi campani — rende possibile visitarlo con calma, senza il pienone che caratterizza altri siti più celebrati.

San Lorenzo Maggiore è, in definitiva, la prova più concreta di quello che si ripete spesso di Napoli senza forse comprenderlo davvero: che questa città non ha semplicemente una storia lunga, ma una storia stratificata, letteralmente sovrapposta su sé stessa, dove ogni epoca ha costruito senza distruggere la precedente. Bastano pochi gradini per scoprirlo con i propri occhi.