La leggenda vuole che tutto sia iniziato con una fuga. Nell'VIII secolo, secondo la tradizione, un gruppo di monache basiliane lasciò l'Armenia in fuga dalle persecuzioni iconoclaste bizantine, portando con sé le reliquie di San Gregorio, vescovo armeno martirizzato secoli prima. Approdate a Napoli, fondarono su questo sito un monastero che sarebbe diventato, nei secoli successivi, uno dei complessi religiosi femminili più ricchi e potenti della città — al punto che le monache di San Gregorio Armeno, per gran parte reclutate tra le famiglie aristocratiche napoletane, godevano di privilegi e ricchezze paragonabili a quelle di una piccola corte.
La chiesa che si vede oggi è il risultato di una ricostruzione barocca del XVI-XVII secolo, ma conserva ancora tracce della struttura originaria medievale nella cripta. L'interno è un concentrato di decorazione dorata quasi ininterrotta: soffitti a cassettoni intagliati, affreschi devozionali, un coro delle monache sopraelevato — separato dalla navata da una grata, secondo la regola di clausura — da cui le religiose potevano assistere alle funzioni senza essere viste dai fedeli.
Ma è il chiostro, raggiungibile attraverso un piccolo ingresso laterale spesso ignorato dai turisti concentrati sulla strada delle botteghe, a offrire il momento più sorprendente della visita: un giardino silenzioso con una fontana barocca al centro, circondato da aranci e statue, che contrasta in modo quasi violento con il brusio commerciale della strada appena fuori. È uno dei pochissimi punti del centro storico dove il tempo sembra davvero essersi fermato — pochi minuti a piedi dai negozi di statuine natalizie, eppure un mondo a parte.
Fuori dalla chiesa, la strada che ne porta il nome è diventata nei secoli sinonimo dell'artigianato presepiale napoletano: qui si concentrano da generazioni le botteghe che producono a mano statuine in terracotta, dai pastori tradizionali ai personaggi satirici contemporanei, seguendo una tradizione che affonda le radici nel presepe barocco settecentesco voluto dalla nobiltà napoletana come forma di rappresentazione teatrale del sacro mescolato al quotidiano popolare.
Un dettaglio che sorprende sempre i visitatori meno preparati: San Gregorio Armeno non è «la via dei presepi di Natale» — è la via dei presepi tutto l'anno. Le botteghe restano aperte e attive in ogni stagione, e visitarle a giugno o a settembre, senza la calca del periodo natalizio, permette di parlare con calma con gli artigiani, osservare da vicino le tecniche di lavorazione della terracotta, e magari acquistare un pezzo realizzato a mano invece dei souvenir industriali che negli ultimi anni hanno iniziato a insidiare le vetrine più vicine a via San Biagio dei Librai.
La combinazione di fede, arte barocca e artigianato vivo rende questa una delle strade più autenticamente napoletane dell'intero centro storico — un luogo dove il sacro e il popolare convivono, esattamente come convivono da sempre nell'identità della città.
Chi vuole visitarla senza la folla del periodo natalizio dovrebbe puntare alla mattina presto, tra le 9 e le 10, quando le botteghe hanno appena aperto ma i gruppi turistici non sono ancora arrivati dal centro storico circostante: è il momento migliore per fotografare la strada senza folla e parlare con calma con gli artigiani al lavoro.