San Domenico Maggiore è, insieme a San Lorenzo Maggiore, uno dei due grandi poli del gotico angioino a Napoli — costruita a partire dal 1283 per volontà di Carlo II d'Angiò, su un impianto che i domenicani avrebbero reso, nei secoli successivi, uno dei centri intellettuali più importanti d'Europa. Non è un'esagerazione: nel convento adiacente alla chiesa insegnò, tra il 1272 e il 1274, san Tommaso d'Aquino, uno dei più influenti filosofi e teologi della storia occidentale, la cui cella è ancora oggi visitabile all'interno del complesso conventuale.
La leggenda legata a Tommaso d'Aquino è tra le più raccontate della tradizione domenicana napoletana: si narra che, mentre pregava davanti a un crocifisso ligneo nella cappella del Crocifisso, la figura di Cristo gli avrebbe parlato, dicendo «Bene scripsisti de me, Thoma» — hai scritto bene di me — in risposta alla Summa Theologiae che il filosofo stava componendo. Quel crocifisso, secondo la tradizione lo stesso oggetto del miracolo, è ancora conservato nella cappella a lui dedicata.
L'interno della chiesa, riportato a un aspetto più vicino al gotico originario da un restauro ottocentesco che rimosse molte sovrapposizioni barocche, custodisce oltre quaranta cappelle laterali appartenute alle più importanti famiglie nobiliari del Regno di Napoli — un vero e proprio museo diffuso di scultura funeraria rinascimentale e barocca, con opere che vanno dal Trecento al Settecento.
Un capitolo particolarmente denso riguarda l'arte: fu proprio per l'altare di questa chiesa che Caravaggio dipinse, nel 1607, la Flagellazione di Cristo, oggi conservata al Museo di Capodimonte dopo un trasferimento ottocentesco. Ma San Domenico Maggiore conserva ancora oggi altre opere di primissimo livello, tra cui affreschi attribuiti a Pietro Cavallini, uno dei più importanti pittori italiani del tardo Duecento, la cui presenza a Napoli testimonia i legami artistici tra la capitale angioina e Roma.
La sagrestia, capolavoro decorativo del Settecento con un soffitto affrescato da Francesco Solimena, custodisce qualcosa di ancora più insolito: le arche sepolcrali in legno dorato di numerosi membri della dinastia aragonese, tra cui si ritiene fossero conservati, fino al saccheggio francese di fine Settecento, i resti mummificati di alcuni sovrani — un dettaglio macabro e affascinante che pochi altri luoghi religiosi della città possono offrire.
La piazza antistante, Piazza San Domenico Maggiore, con il suo obelisco barocco (Guglia di San Domenico) e i palazzi nobiliari che la circondano — incluso Palazzo Corigliano, oggi sede dell'Orientale — è uno dei salotti urbani più eleganti del centro storico, crocevia naturale per chi cammina lungo l'asse dei decumani tra Spaccanapoli e i quartieri universitari.
La visita alla chiesa e alla cella di San Tommaso d'Aquino è gratuita, mentre l'accesso alla sagrestia con le arche aragonesi segue orari più limitati: conviene verificarli prima di arrivare, soprattutto se l'obiettivo principale della visita è proprio quello spazio.
| Lunedì | 10:00–18:00 |
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