Capitolo 4 · La fondazione di Neapolis
Nel V secolo a.C., accanto al primo insediamento di Partenope, i Greci tracciarono una città nuova, progettata da zero e pensata per crescere. La chiamarono Neapolis, «città nuova». Quel nome, consumato dai secoli, è diventato Napoli.
Perché serviva una città nuova
Il primo nucleo, nato tra l'isolotto di Megaride e la collina di Pizzofalcone, era un buon approdo ma uno spazio piccolo. Con l'aumento della popolazione e dei traffici serviva un luogo più ampio e più facile da difendere. A decidere furono i Cumani, cioè i Greci di Cuma, la colonia più antica della zona. Il momento non è casuale: nel 474 a.C. Cuma, con l'aiuto della flotta di Gerone di Siracusa, aveva sconfitto gli Etruschi in una battaglia navale davanti alla sua costa, e il golfo era diventato più sicuro per i Greci.
Quando, esattamente
Nessuna fonte antica dà una data precisa. Gli studiosi collocano la fondazione nella prima metà del V secolo a.C., con un dibattito ancora aperto; alcuni pensano a un'iniziativa un po' più antica. La data del 21 dicembre 475 a.C., il solstizio d'inverno, è una data tradizionale e simbolica, non un dato d'archivio: è quella su cui la città ha costruito le celebrazioni per i 2.500 anni, nel 2025.
Per un periodo le due comunità convissero. Gli autori antichi, come Livio raccontando i fatti del IV secolo a.C., chiamano Palaepolis, «città vecchia», il primo nucleo, per distinguerlo dalla nuova fondazione. Più avanti nel tempo arrivarono anche altri Greci: Strabone ricorda nuovi coloni ateniesi.
Il luogo scelto
La nuova città sorse un po' più a est, su un pianoro leggermente sollevato sul mare e chiuso da valloni naturali. Da lì si controllava il porto, e il terreno di tufo era facile da scavare e da usare per costruire: una caratteristica che ha segnato Napoli fino a oggi, sopra e sotto terra.
Una città disegnata prima di essere costruita
Neapolis fu tracciata con un piano regolare, come le altre città greche fondate in quel periodo: tre grandi strade parallele da est a ovest, che i Greci chiamavano plateiai, tagliate ad angolo retto da vie più strette, gli stenopoi. Il risultato erano isolati lunghi e stretti, tutti simili. I nomi «decumani» e «cardini» che usiamo oggi sono latini e arrivati dopo. Le tre strade corrispondono a via dell'Anticaglia e via della Sapienza (decumano superiore), via dei Tribunali (decumano maggiore) e Spaccanapoli (decumano inferiore). Nell'area di piazza San Gaetano, a metà di via dei Tribunali, c'era il cuore pubblico della città, l'agorà.
Le mura
La città era chiusa da mura che seguivano il bordo del pianoro. Quelle che si vedono oggi sono in gran parte di un rifacimento del IV secolo a.C., quindi successive alla fondazione, ma seguono lo stesso perimetro.
Dove vedere la Neapolis greca oggi
In piazza Bellini, dietro una balaustra, si guardano dall'alto i grandi blocchi delle mura, scoperti nel 1954. In piazza Calenda, all'ingresso di Forcella, c'è un altro tratto, emerso con i lavori di fine Ottocento. Sotto San Lorenzo Maggiore, in piazza San Gaetano, gli scavi mostrano l'area pubblica della città antica, soprattutto nella fase romana. Alla stazione Museo della Linea 1, il percorso «Stazione Neapolis» espone reperti trovati durante gli scavi della metro, e al Museo Archeologico Nazionale si vedono materiali della città antica.
Perché conta ancora
Il centro storico di Napoli è Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1995 anche perché il disegno greco è ancora leggibile: chi cammina su via dei Tribunali segue, con poche deviazioni, una strada tracciata circa 2.500 anni fa.
Nel prossimo capitolo
Nel Capitolo 5 entreremo nella città greca per ricostruire la vita quotidiana dei suoi abitanti: case, botteghe, mercati, templi e scuole.