La struttura è sempre la stessa: c'è un uomo giusto, una donna, un traditore, un torto da vendicare. Si canta, si piange, si urla, e alla fine il torto viene sanato. La critica l'ha considerata roba di serie B per cinquant'anni. Il pubblico riempiva i teatri e poi i cinema, e continuava a farlo.
Un genere teatrale napoletano nato nei primi decenni del Novecento: un dramma costruito attorno a una canzone, che ne fornisce il tema e il titolo.
La struttura è codificata — isso, essa e 'o malamente: lui, lei e il cattivo — e i temi sono l'onore, il tradimento, la gelosia, il carcere, l'emigrazione.
Nasce come spettacolo per un pubblico popolare, spesso in dialetto stretto, e per decenni riempie i teatri dei quartieri.
Nato a Napoli nel 1934, scaricatore di porto prima di diventare cantante. È stato l'interprete che ha portato la sceneggiata al massimo della popolarità.
Dagli anni Settanta la trasferisce dal teatro al cinema: decine di film con la stessa struttura, distribuiti nelle sale di seconda visione e poi in televisione. Il pubblico c'era, e in numeri enormi.
Morto nel 2006, ha avuto un funerale seguito da migliaia di persone.
Per snobismo culturale, in buona parte. La sceneggiata era popolare, dialettale, sentimentale, prodotta con budget minimi e senza ambizioni autoriali: tutto quello che la critica del tempo considerava indifendibile.
C'è anche una critica più seria e più fondata: alcune sceneggiate hanno rappresentato la criminalità con toni ambigui, costruendo figure di guappi che l'onore lo difendono fuori dalla legge. È un tema reale, che va nominato.
Perché per decenni è stata l'unico luogo in cui un pubblico popolare vedeva sé stesso rappresentato. In un'Italia che al cinema mostrava soprattutto borghesi del Nord, la sceneggiata parlava la lingua dei suoi spettatori e ne raccontava i problemi: la povertà, l'emigrazione, il carcere, le famiglie divise.
È un documento sociale, prima che un genere cinematografico.
La struttura della sceneggiata è riconoscibile in molta produzione napoletana successiva, e il neomelodico ne è per molti versi la continuazione musicale — con le stesse ambiguità e le stesse discussioni.
Il Teatro Trianon Viviani, a Forcella, ha oggi una vocazione dichiarata verso la canzone napoletana in tutte le sue forme, comprese quelle popolari che gli altri teatri non ospitano.
I film di Merola circolano in televisione e in rete. Alcune sceneggiate vengono ancora messe in scena, soprattutto nei teatri di quartiere.
Guardarne una per intero è un'esperienza istruttiva: si capisce in due ore molto di come questa città si è raccontata per cinquant'anni.