Alzi gli occhi in un vicolo dei Quartieri e trovi un volto alto quanto un palazzo che ti guarda. Sotto, qualcuno ha lasciato una sciarpa, una foto, un biglietto. In questa città i muri non sono superfici: sono altari laici, bacheche, pagine su cui il quartiere scrive chi è. E ogni tanto qualcuno arriva e ci dipinge sopra qualcosa che poi il mondo viene a fotografare.
Il capostipite è il grande murale di Diego Armando Maradona nei Quartieri Spagnoli, realizzato nel 1990 dopo il secondo scudetto e più volte restaurato.
Per anni fu un'opera di quartiere; dopo la morte di Maradona nel 2020 e lo scudetto del 2023 è diventata meta di pellegrinaggio costante, con lo spazio circostante trasformato in una sorta di santuario laico.
Jorit Agoch, napoletano, è l'artista urbano italiano più conosciuto a livello internazionale. Il suo stile è riconoscibile: ritratti monumentali iperrealisti, con due strisce rosse dipinte sulle guance dei soggetti — segno che lui spiega come simbolo di appartenenza a una «tribù umana» comune.
A Napoli e provincia ha realizzato ritratti di grandi dimensioni tra cui San Gennaro a Forcella — con il volto di un ragazzo del quartiere — Maradona a San Giovanni a Teduccio, Ael la bambina rom a Ponticelli.
Le sue opere hanno spesso un contenuto politico esplicito, e alcune scelte di soggetto hanno generato polemiche pubbliche.
A piazza dei Girolamini, nel centro storico, si trova l'unica opera napoletana attribuita a Banksy: la «Madonna con la pistola», realizzata nel 2004 — una Madonna con aureola sostituita dalla sagoma di una pistola.
L'opera originale è stata rimossa e protetta; sul muro si trova oggi una riproduzione.
Il rione Sanità ha un percorso diffuso di opere murali nato insieme al processo di rigenerazione del quartiere. Ponticelli, Scampia, San Giovanni a Teduccio ospitano interventi di artisti italiani e internazionali, spesso realizzati con il coinvolgimento delle scuole e delle associazioni locali.
Esiste una discussione seria, in città, su questi interventi. Le posizioni critiche sostengono che i murales rischiano di funzionare come operazione di immagine che lascia intatti i problemi strutturali dei quartieri, e che l'attenzione turistica che generano non porta benefici a chi ci vive.
Le posizioni favorevoli rilevano che quelle opere hanno restituito visibilità e orgoglio a zone abitualmente raccontate solo per la cronaca nera.
È un dibattito che vale la pena conoscere: dice molto su come Napoli discute di sé stessa.
Molte opere si trovano in quartieri residenziali abitati, non in aree turistiche. Il modo corretto di andarci è con rispetto per chi ci vive — voce bassa, niente fotografie a persone senza permesso — preferibilmente di giorno, e se possibile con una delle visite guidate organizzate dalle cooperative locali, che hanno anche il vantaggio di far restare il ricavato nel quartiere.