Napoli per chi vuole scoprire i colori della città
Napoli si può raccontare anche attraverso i colori: non solo quelli del mare o del cielo, che chiunque nota, ma quelli delle pietre, delle facciate, delle insegne, dei panni stesi tra un palazzo e l'altro, delle maioliche nei chiostri. Un vocabolario visivo che cambia da una strada all'altra più di quanto ci si aspetti, e che si impara a leggere in mezza giornata.
La palette delle pietre
Il colore di base del centro storico lo danno due pietre vulcaniche. Il tufo giallo, con cui la città è costruita e scavata. E il piperno, grigio con fiamme più scure, durissimo e resistente alle intemperie, estratto un tempo in cave sotterranee a Pianura e Soccavo, oggi esaurite. L'esempio più famoso è la facciata del Gesù Nuovo: il bugnato a punta di diamante del palazzo che Novello da San Lucano costruì nel 1470 per Roberto Sanseverino, rimasto intatto quando i Gesuiti lo trasformarono in chiesa nel 1584. Guardalo a ore diverse: le punte cambiano ombra.
Sopra le pietre ci sono gli intonaci, rossi, ocra, rosa, scrostati, e il legno dei portoni. Nel centro storico prevale questo; in altri quartieri il linguaggio cromatico cambia completamente, ed è proprio il confronto a rendere interessante il percorso.
Le maioliche di Santa Chiara
Il chiostro della Basilica di Santa Chiara è il punto più colorato della città: progettato da Domenico Antonio Vaccaro, con le maioliche di Giuseppe e Donato Massa. I pilastri sono rivestiti di motivi vegetali, i sedili raccontano scene di vita quotidiana del Settecento. Il complesso monumentale apre dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 17 e la domenica dalle 10 alle 14: controlla prima, gli orari possono cambiare. Chi vuole andare più a fondo trova il resto nell'itinerario sulla ceramica.
Il blu, sotto terra
La stazione Toledo della Linea 1, aperta nel settembre 2012 su progetto di Óscar Tusquets, gioca sul contrasto tra il nero vulcanico e il blu profondo del mare: il «Crater de luz» porta la luce dalla superficie fino ai livelli più bassi, e nel mezzanino ci sono i mosaici di William Kentridge. Università è il suo opposto, tutta colori accesi. Il percorso completo è nella guida alle stazioni dell'arte.
Il blu del mare
La costa offre una base del tutto diversa dal centro: il blu diventa un elemento compositivo insieme alle facciate e al Vesuvio, che secondo la luce passa dal grigio al viola. Il lungomare, il Borgo Marinari e le rampe di Posillipo funzionano meglio con il sole basso: le idee sono nell'itinerario di fotografia al tramonto.
Insegne, balconi, altarini
- Le insegne: vetro dipinto, marmo inciso, smalto, neon. Cerca caratteri e materiali, non solo il nome dell'attività. Come leggerle è spiegato nella pagina sulle insegne storiche.
- I balconi: panni stesi, piante, ferro battuto. Sono parte del linguaggio della città, non un disturbo nell'inquadratura: c'è un itinerario dedicato ai balconi.
- Le edicole votive: fiori, lumini, azzurri e ori a ogni incrocio. Perché ci sono lo racconta la pagina sulle edicole votive.
Un percorso a piedi, mezza giornata
- Scendi alla stazione Toledo e risali con calma, guardando in alto.
- Via Toledo fino a piazza del Gesù: il piperno della facciata.
- Il chiostro di Santa Chiara, a pochi passi.
- Spaccanapoli e le traverse, per insegne, portoni ed edicole.
- Nel tardo pomeriggio, metropolitana fino a Municipio e lungomare, per il blu.
Errori da evitare
Fotografare le persone come se fossero elementi grafici: chiedi, soprattutto se ci sono minori, e non fotografare dentro i bassi o nelle finestre aperte. Andare a caccia dei colori a mezzogiorno d'estate, quando la luce schiaccia tutto. Correre: dieci tappe significano dieci foto uguali.
Secondo la stagione
Novembre e l'inverno sono un vantaggio: il sole resta basso tutto il giorno e la luce è radente anche alle undici, ma tramonta presto, quindi anticipa la parte sul mare. Dopo un acquazzone la pietra si scurisce e i colori si saturano: è il momento descritto in Napoli dopo la pioggia. D'estate esci presto la mattina o dopo le cinque.
Non serve una macchina professionale: basta uno smartphone e la voglia di allenarsi a vedere dettagli che normalmente si attraversano senza fermarsi.