C'è quasi una stagione intermedia, a Napoli, che nessun calendario segna: quella delle ore subito dopo la pioggia, quando le nuvole si aprono più in fretta di quanto ci si aspetti e la luce riflessa sull'asfalto bagnato costruisce prospettive che con il sole fisso di mezzogiorno semplicemente non esistono.
I basoli di Spaccanapoli e di via dei Tribunali, bagnati, riflettono le facciate e le insegne con un contrasto che a giornata asciutta non si vede. Attenzione però a dove metti i piedi: le stesse superfici che riflettono la luce diventano scivolose, soprattutto nei tratti più lisci e più usati.
Quando il temporale si allontana e il vento non è troppo forte, il lungomare diventa una delle zone più interessanti della città: cielo che si riapre, Vesuvio che torna visibile a poco a poco, golfo che sembra più nitido di prima. Se invece il mare è agitato, meglio restare in una zona riparata.
Le pozzanghere diventano superfici riflettenti vere e proprie: cerca riflessi e controluce, non solo il panorama intero. E porta un panno per l'obiettivo — la luce dopo la pioggia cambia in fretta, e con lei anche l'umidità nell'aria.
Dopo un temporale non serve costruire un percorso lungo: una passeggiata, una sosta in un caffè o in un bistrot a guardare la pioggia che finisce sono già, di per sé, un modo di vivere la città.
A Napoli il dopo-pioggia non è solo un problema logistico da aspettare che passi. È, per chi lo sa cogliere, uno dei momenti in cui la città si mostra più chiaramente di quanto faccia in una giornata di sole qualsiasi.